Morte 1.0 in Myanmar

Persone coraggiose, studenti, monaci, stanno morendo a decine in Myanmar, piccolo statarello asiatico conosciuto fino a diciannove anni fa come Birmania.

Non voglio assolutamente portare note storiche sulla Birmania (o Maynmar, come vi piace) perché tanto basta poco a leggerle su Wikipedia Italia; la cosa che mi ha fatto riflettere è che i telegiornali stanno parlandone a stento e la blogosfera, per quel che ho potuto vedere, quasi per nulla.

Intanto, mentre noi parliamo di calcio, della Finanziaria e degli onnipresenti manigoldi nel nostro Parlamento, lì ci sono persone che stanno morendo per via di una ribellione scaturita dall’iniziativa coraggiosa di un folto gruppo di monaci buddisti e studenti, simile alla rivolta del 1988 e molto simile, per certi versi, al movimento che portò al tragico epilogo di “Piazza Tienanmen” reso famoso dal video del ragazzo che da solo riuscì a fermare una colonna di carrarmati portati fin lì per reprimere nel sangue la manifestazione.

In Birmania si sta morendo, per la libertà, quella vera, quella primaria; le vittime stanno diventando talmente tante che per quantificarle si sta cominciando ad usare le “…aia” (centinaia, migliaia) e quando questo si verifica si corre sempre il rischio di trovarsi di fronte ad una difficile quantificazione e “identificazione” dell’entità del guaio.

Le manifestazioni proseguono nonostante i morti ed i feriti per deporre l’attuale despota bastardo che è al governo in quel paese oramai dal 1988 nonostante siano state indette libere elezioni (ovviamente stravinte da un movimento democratico guidato dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, di cui da alcuni giorni si sono perse le tracce).

Quando la popolazione vede avvicinarsi i monaci buddisti s’inchina dinnazi a loro, prendendosi per mano, formando catene umane e proseguendo la protesta forti di un’unione umana estrema, alle cui basi c’è la comune necessità di libertà, di giustizia. Questa è gente coraggiosa, gente con le palle quadrate. Gente che seppur al limite della sopravvivenza perché non ha nulla di cui nutrirsi si scaglia coraggiosa contro le armi spianate.

Perché non se ne parla? Perché non si fa qualcosa? Diamine, stanno andando a morire, uccisi da un esercito che lavora per uno stato che non esiste, uno stato formato da una giunta al governo che non rappresenta nessuno, un esercito di nessuno. E questo mentre la figlia del despota al potere che riprende le sembianze di un gabinetto pubblico si sposa indossando milione di euro in diamanti, conscia del fatto che il suo popolo sta morendo di fame, di repressione folle.

Cazzarola, facciamo qualcosa!

Aggiornamento @15.10: Ho letto solo ora PI che a sua volta ne parla per bocca di Gaia Bottà.

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  1. ivan’s avatar

    sono d’accordo con te. Io ne sto parlando nel mio blog e invito tutti a tenere alta l’attenzione di tutti sulla Birmania.

  2. Elena’s avatar

    Condivido tutto …

  3. Michelangelo’s avatar

    Anche se non serve praticamente a nulla c’è chi si sta vestendo di rosso in segno di solidarietà, chi – come Amnesty International – che organizza manifestazioni di fronte le ambasciate di Birmania. Che situazione del cacchio…